La qualità di un'ispezione termografica dipende dal tecnico e dallo strumento, ma una parte importante si decide prima che il tecnico arrivi. Un impianto che gira al 20% del carico, un quadro di cui nessuno trova le chiavi, uno schema elettrico non aggiornato: sono dettagli che possono trasformare una giornata di ispezione in mezza giornata utile. Ecco come prepararsi.
1. Programmare in funzione del carico
La termografia elettrica funziona perché una connessione difettosa dissipa calore in proporzione al quadrato della corrente che la attraversa. A basso carico il difetto c'è, ma non si vede. Il riferimento comunemente adottato è ispezionare con almeno il 40% del carico nominale e, quando possibile, nelle condizioni di esercizio più gravose.
In pratica significa scegliere il giorno e la fascia oraria in cui le linee produttive sono in marcia, evitando fermate, turni ridotti e periodi di bassa attività. Per le macchine rotanti vale lo stesso principio: devono essere in funzione da abbastanza tempo da aver raggiunto la temperatura di regime.
2. Preparare l'elenco e la documentazione
Prima del sopralluogo è utile mettere a disposizione:
- l'elenco delle apparecchiature da ispezionare (quadri, trasformatori, motori, linee), possibilmente con la loro posizione in planimetria;
- gli schemi unifilari aggiornati, per identificare con certezza partenze e utenze;
- i report delle ispezioni precedenti, se esistono: il confronto nel tempo è una delle informazioni più preziose;
- le criticità note o sospette: un interruttore che scatta, un motore che "sembra caldo", un odore di bruciato in cabina.
3. Sicurezza e permessi
Molte ispezioni sui quadri elettrici richiedono l'apertura delle portelle con l'impianto in tensione. È un lavoro in prossimità di parti attive, da gestire secondo la norma CEI 11-27 e con i permessi interni previsti dall'azienda. Quando il tecnico è esterno, il committente deve inoltre informarlo sui rischi specifici dell'ambiente di lavoro e coordinare le interferenze, come previsto dall'articolo 26 del D.Lgs. 81/08 (con il DUVRI, nei casi in cui è richiesto).
Conviene individuare in anticipo una persona di riferimento dell'impianto, con le competenze e le autorizzazioni per accompagnare il tecnico, aprire i quadri e riconoscere le utenze. È la figura che rende l'ispezione rapida e sicura.
Se sui quadri sono installate finestre di ispezione a infrarossi, è bene segnalarlo: permettono di eseguire il rilievo a portella chiusa, riducendo l'esposizione al rischio di arco elettrico.
4. Gli accessi
Chiavi di quadri, cabine e locali tecnici; spazi liberi davanti ai pannelli, che spesso diventano depositi di materiale; accesso a coperture, passerelle e zone in quota. Per le ispezioni all'aperto, come sottostazioni, linee o impianti fotovoltaici, entra in gioco anche il meteo: pioggia, vento forte e sole diretto sulle carpenterie alterano le misure.
5. Durante l'ispezione: registrare il carico
Per ogni apparecchiatura il tecnico annota le condizioni di esercizio. Disporre delle letture di corrente, dagli strumenti di quadro o con una pinza amperometrica, permette di valutare la gravità di un'anomalia in rapporto al carico effettivo e di stimare come evolverebbe a pieno carico.
6. Dopo: chiudere il cerchio
Un report termografico serve solo se genera azioni. Le anomalie vanno assegnate, programmate e risolte secondo la priorità indicata. Dopo l'intervento il punto va ricontrollato: il rilievo post-intervento conferma che il problema è stato risolto e non semplicemente spostato.
Quanto alla frequenza, la NFPA 70B, lo standard statunitense sulla manutenzione degli impianti elettrici, dall'edizione 2023 prevede un'ispezione termografica almeno annuale delle apparecchiature elettriche. È un riferimento ragionevole anche per un impianto italiano, da adattare alla criticità delle singole utenze: ciò che alimenta una linea strategica merita un'attenzione più frequente.
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